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venerdì 4 ottobre 2019

ALTERNATIVE ALL'AMMORBIDENTE COMMERCIALE

Ciao a tutti!


ammorbidente con acido citrico, ammorbidente con acetoQuando ho incominciato a interessarmi alla cosmetica naturale la prima cosa che è stata depennata dalla lista della spesa è stato l'ammorbidente.
E' noto che crea un sacco di problemi cutanei e allergie perchè nel ciclo della lavatrice, dopo l'immissione dell'ammorbidente non viene realmente ben risciacquato e rimane sui tessuti "avvolgendoli" (altrimenti non avremmo quel senso di morbidezza e quel profumo così intenso).
Devo onestamente dire che quel profumo che si sente nell'aria di panni stesi è molto gradevole.. Ma vale la pena ? Per me no, preferisco un profumo più tenue e un pò meno morbidezza "gommosa" dei capi ma un abito che non dà fastidio ne a me ne al pianeta.



Opzioni di ammorbidente ecologico:

- 100 ml di aceto di vino o mele
Si versa nel vano per ammorbidente.
Sui panni non rimane odore di aceto, ma se proprio ci dà fastidio anche aprire la bottiglia...Possiamo o lasciare del normale aceto di vino in infusione un paio di settimane con scorze di agrumi (non trattate) e poi filtrare o utilizzare aceto di mele che è più delicato.

- 100 ml di soluzione con acido citrico (1 litro d'acqua + 200gr di acido citrico)
La soluzione avrà un lontano odore di succo di limone, possiamo aggiungere se vogliamo 10 gocce di olio essenziale (ottimo lavanda, tea tree o menta), ricordandosi di agitare il flacone prima di versarlo. Anche questa si mette sempre nel vano ammorbidente della lavatrice

Un'altra soluzione per i più attaccati all'ammorbidente è sceglierne uno ecologico (magari uno serio non la linea di grandi marchi ultrachimici che crea una versione semplicemente un pò meno chimica).  Il massimo sarebbe ricaricare i flaconi alla spina; alcuni negozi (specialmente bio) tengono una piccola gamma di detergenti sfusi.



venerdì 13 settembre 2019

INTERVIST-ETICHE : ISABELLA (COTTO AL VAPORE)


cotto al vapore alimentazione vegan
Ciao a tutti,

Oggi ho il piacere di pubblicare qualche punto di vista (stimolato da alcune domande) di Isabella Elise Siciliano di Cotto al vapore. Un'altra bellissima intervist-etica.
Isabella è una donna che fin da subito mi ha ispirata a fare e sopratutto a non fermarmi alle etichette o alle risposte facili. Spero apra anche a tutti voi nuovi modi di vedere e affrontare le scelte di tutti i giorni. Nessuno di noi è perfetto e non potremo mai esserlo ma cercare di migliorarsi è sempre possibile.
Se siete curiosi di sapere di più visitate il suo blog, o scrivetele ... gentile e disponibile come è stata con me lo sarà anche con voi

Come sei diventata vegetariana poi vegana? come si è evoluta la tua alimentazione sino a oggi?

Ciao! Innanzitutto grazie per avermi invitata “ospite” del tuo blog! Io ho sempre adorato gli animali e la natura, da che ho ricordi. Sono diventata vegetariana nel 1994 a 14 anni. Volevo esserlo anche prima, ma i miei genitori non sapevano come gestire la cosa e mi imposero pesce e pollame per un po’ di tempo.
E’ stato solo nel 2007, quando è nato il mio primo figlio, che ho cominciato a studiare Nutrizione ed ho realizzato che potevo evitare anche i derivati per vivere in salute, decidendo così di passare ad una alimentazione prevalentemente vegetale.
Con gli studi ed il tempo la mia alimentazione è diventata più sana e attenta anche all’impatto ambientale.
Seguo uno stile di vita vegan poiché cerco di non utilizzare nulla di origine animale anche al di fuori del contesto alimentare (non compro oggetti nuovi di lana o pelle ed evito cosmetici e prodotti per l’igiene testati su animali), ma non mi definisco vegan.
Non amo molto le etichette, che sono utili per non usare molti giri di parole, ma sono spesso limitanti e tendono a creare “barriere”. Non acquisto prodotti animali, ma mi capita di consumare derivati in alcune circostanze e credo che la realtà sia spesso più complicata di quanto le definizioni possano lasciare
intendere. Per esempio, nello specifico del mio contesto di vita, credo sia meno impattante sull’ambiente un miele di piccolissimo produttore della zona, rispetto a un malto di cereale coltivato intensivamente lontano da qui e poi trasformato e trasportato.

Che tipo di alimentazione segue la tua famiglia? Come cerchi di spiegare/avvicinare "gli altri" alla tua cultura alimentare? Come rapportarsi anche con i bambini che potrebbero non capire perchè hanno un alimentazione diversa dai compagni di scuola?

La mia famiglia in casa segue una alimentazione vegetale e integrale. Il più possibile scegliendo anche prodotti locali. I bambini in mensa seguono un menù vegetariano poiché quando hanno cominciato il percorso scolastico ho voluto che fosse loro la scelta sul tipo di menù.
Il fatto di non impormi è, per noi quantomeno, stato di grande aiuto nella gestione dei rapporti con i compagni e maestre, poiché entrambi i bimbi hanno sempre avuto ben chiare le loro motivazioni e sapevano quindi spiegarsi senza sforzo. 
Ora il mio bimbo grande è alle medie e per sua volontà vuole chiedere un menù completamente vegetale!
Non abbiamo mai avuto problemi con altri bimbi o genitori, ma io non vado in giro cercando di cambiare le altrui abitudini se non mi viene esplicitamente richiesto (e sì, lo ammetto, vorrei tantissimo poter far cambiare abitudini alimentari alle persone, ma mi sono semplicemente convinta del fatto che attaccare non funziona, pertanto mi limito a offrire un esempio e fare informazione se c’è uno spiraglio di dialogo sull’argomento).

 Cibi fermentati. Cosa sono e a cosa servono? E' facile autoprodurli in casa? Da cosa iniziare? Ci sono "regole" da rispettare?

I cibi fermentati sono divertentissimi! Io li amo perché sono quanto di più distante dal cibo industriale e omologato. Il cibo fermentato è vivo, mutevole ed i risultati in termini di gusto e consistenze sono sempre diversi!
Alcuni sono facilissimi da fare in casa, altri richiedono un po’ di pazienza e lavoro in più. Consiglio agli interessati di cercare il gruppo facebook Wild Fermentation Italia e di partire con qualche libro come traccia inspirazione (Sandor Katz è l’autore considerato guru sull’argomento).
La preparazione con cui consiglio di partire, a meno di essere in piena estate, sono i crauti. Ma anche la paste madre è un perfetto punto di partenza per prendere famigliarità con batteri e lieviti selvatici.

Hai dei consigli da dare per mettere nel carrello della spesa cibi che fanno bene alla nostra salute e sono il risultato di un lavoro senza sfruttamento (nè animale nè umano) non spendendo una follia, in modo che sia un'alimentazione del tutto sostenibile?

Il primo consiglio che mi viene in mente, sia dal punto di vista nutrizionale che ambientale,
sono i legumi! Riscoprire le infinite ricette (dall’antipasto al dolce, spaziando anche da un continente all’altro con ricette etniche) che si possono fare con ceci, lenticchie e fagioli vari.
Sono economici, non richiedono refrigerazione o imballaggi, migliorano il terreno di coltivazione
anziché impoverirlo. Sono sazianti, ricchi in fibre, minerali e antiossidanti.
Erano il cardine della vera alimentazione mediterranea e tutti dovremmo ridare loro il giusto spazio in
cucina, anche se non si desidera abbandonare del tutto i prodotti animali.
Anche riscoprire le erbe spontanee mangerecce, se si ha accesso a una campagna pulita. Ma serve un poco di esperienza e non si può improvvisare, mentre il fagiolo è veramente alla portata di tutti!
Con un poco di organizzazione la preparazione non è poi così lunga, ma voglio scriverlo subito: per chi crede davvero di non avere tempo di cucinare, vanno bene anche precotti, basta sceglierli nel vetro!

alimentazione vegetale integrale Cosa ne pensi dei movimenti di decrescita/ semplicità volontaria ? Come cerchi di ridurre l'impatto
ambientale nella vita quotidiana? Ci sono state delle scelte che sono state più difficili di quello che
credevi o viceversa?

Apprezzo molto i movimenti di semplicità volontaria, soprattutto quelli che stanno partendo tra i più
giovani, anche se spesso proprio il tema del cibo che scegliamo di portare in tavola è tra i meno discussi.
Nel mio quotidiano cerco di minimizzare l’impatto ambientale della famiglia coltivando (ovviamente
senza pesticidi o concimi di sintesi) quello che posso nell’orto di casa, autoproducendo qualcosa (pane, marmellate, yogurt di soia) e muovendoci a piedi per tutti gli spostamenti in paese.
Ci sono settori in cui trovo in effetti difficilissimo portare avanti una scelta etica ed ecologica, per
esempio il vestiario! Capi in materiali ecologici certificati, di produzione artigianale, sono difficili da
trovare e spesso con prezzi proibitivi. Giusti probabilmente, ma per noi che viviamo con poco pur sempre proibitivi. Vorrei riuscire a evitare le grandi catene, ma non riesco a farlo, in particolar modo per i bambini che crescono in fretta. Prendiamo usato tutto quello che troviamo, ma alcuni acquisti rimangono inevitabili.
Anche cercare di evitare del tutto gli imballaggi in plastica è qualcosa che non sono riuscita ad attuare:
non abbiamo negozio leggero nelle vicinanze, per cui ce la caviamo per quanto riguarda l’ortofrutta
acquistando direttamente dal produttore, alcune cereali e legumi li trovo online in confezioni di grande formato in carta, ma alcune cose le compro ancora imballate (scelgo imballi riciclabili, almeno).

Come è entrato lo yoga nella tua vita? E' una pratica che tutti possono svolgere ? Che benefici dà a
livello mentale e fisico?

Lo yoga mi ha sempre attratta, così come il buddhismo, a pelle. Con curiosità direi quasi scientifica.
Nel tempo avevo accumulato letture, tentativi poco riusciti di inserire una pratica quotidiana di
meditazione e qualche lezione di yoga. Ma non riuscivo a trovare la giusta energia per farne davvero una pratica.
Poi ho trovato uno stile di yoga, l’ashtanga yoga e forse soprattutto una insegnate, che mi hanno dato quel lavoro di disciplina e autocontrollo che mi serviva. Una routine, che richiede impegno e presenza.
Srotolare il tappetino è come aprire uno specchio sulla propria vita in quel momento: sono centrata o
distratta? Cerco il confronto con gli altri o meno? Il mio corpo è bloccato da qualche parte? E’ un
momento in cui essere nel qui e ora e osservare quel che succede (in noi, prevalentemente) nel tentativo di raggiungere o nello stare in una certa posizione. Così pian piano imparo a resistere anche quando vorrei mollare, a respirare quando verrebbe da irrigidirsi, a lasciar andare quando contraggo. Insomma, è un lavoro sul corpo fisico che consente di trasporre quanto imparato sul piano mentale. O quantomeno di provarci!
Io sono convinta possa essere estremamente benefico per tutti, ma come per tutte le cose belle della vita, serve dedizione.

Cosa ne pensi della produzione e dell'utilizzo del miele?

Eh, argomento miele è uno di quelli in cui per me c'è una differenza abissale tra industria e persona con un paio di arnie per passione/favorire impollinazione.
C'è tutta una branca di apicoltura naturale che prevede per esempio di non togliere tutto il miele sostituendolo con zucchero, ma preleva solo l'eccedenza rispetto a quello che serve per passare l'inverno. Ho diversi amici che si occupano di api e che per esempio mai e poi mai hanno tolto le ali alla regina. 
Ovviamente mi dicono che può capitare -sebbene raro facendo attenzione- l'ape che punge e quindi muore, ma davvero non vedo come una monocoltura di riso o mai o orzo per fare il malto possa comportare la morte di meno insetti...
Mi piace anche l'idea che nelle campagne, dove è diffuso il piccolo allevamento di api, si fa attenzione a non usare pesticidi.
Forse se abitassi in piena pianura e conoscessi produttori piccoli di cereali che fanno produzione artigianale di malto, la mia scelta cadrebbe sui loro prodotti! Ma per me è più km0 e meno lavorato e trasportato altro. Credo davvero che a volte dipenda...
Del resto è un consumo del tutto marginale nell'alimentazione, non è un alimento di base!
Se,invece,  abitassi in città e dovessi scegliere un prodotto in supermercato o naturasì prenderei il malto!
Insomma, è complesso

Quale è la tua posizione sull'integrazione della vitamina b12 in un alimentazione vegetale?
Io sono per l'integrazione di b12, specialmente nei bambini.
Ora dirò una cosa che può sembrare buffa, ma è la pura verità: animali del tutto vegan sono ben rari. Immaginate un ruminante che bruca l’erba di un prato: forse scarta formiche, bruchi, parti sporche di terra? Un primate, apre la frutta per controllare che non contenga ospiti?
Certo che no.
La verità è che la questione è talmente lapalissiana che non serve nemmeno spenderci sopra troppe parole.
Nel mondo moderno è possibile raggiungere un grado di “purezza” nella scelta di nutrirsi esclusivamente a base di alimenti vegetali che era impensabile in “natura”. Ed a questo fatto aggiungiamo anche la “purezza” raggiunta intesa come condizioni igieniche, degli alimenti, ma anche -più tristemente- dei terreni.
Può non essere divertente sottolinearlo, ma -ancora una volta- è la semplice verità: i primati e molti altri animali consumano le proprie feci più che volentieri e molti popoli hanno concimato e concimano le proprie coltivazioni con feci umane. E sì che il nostro colon è in effetti ricco di batteri produttori di B12.
Solo che questa viene assorbita prima lungo il tratto intestinale e necessita -per essere “catturata” e assorbita, di essere legata ad una glicoproteina prodotta nello stomaco, il fattore intrinseco.
Non è questione di avercela o meno con gli integratori o di credere nel complotto medico per boicottare l’alimentazione vegetale.
E’ questione di natura e di vita innaturale.
Ora io, avendo fatto anche delle scelte etiche, preferisco acquistare un integratore naturale (B12 prodotta da ceppi batterici selezionati su melassa, un po' come avviene con il lievito alimentare in scaglie, ma con ceppi produttori di b12, che viene poi "isolata"), che non è nemmeno un “farmaco” e quindi non finanzia vivisezione, piuttosto che assumerla tramite lo sfruttamento di animali.

venerdì 2 agosto 2019

A COME ALLEVAMENTO

Ciao a tutti!
Condivido un altro articolo di Gian... Questa volta sugli orrori degli allevamenti (intensivi e non).
La lettura rende meno facile lavarsi la coscienza dicendo di comprare la carne del contadino, del macellaio di fiducia oppure bio. Nessuno vuole morire.

allevamenti animali vegetariano vegano


Allevamenti Intensivi, biologici, all’aperto, a conduzione famigliare … non cambia niente perché il risultato alla fine è sempre e solo la morte , che per questi poveri animali è quasi una liberazione dalle sofferenze che sono stati costretti a subire durante tutto il periodo che ,con un certo coraggio, chiamiamo vita.

Non esiste un modo dignitoso per morire, è inutile girarci intorno: chi consuma prodotti animali, spesso per togliersi un peso dalla coscienza, si auto convince che le mucche al pascolo stanno bene così come i polli e le galline allevate a terra hanno i loro spazi, che i maiali allevati allo stato semi brado fanno una bella vita.

Ovviamente la pubblicità e il marketing (campi in cui i settori che sfruttano gli animali investono parecchio) puntano a far credere che sia veramente così ma fermiamoci un attimo a riflettere:
Quale donna accetterebbe passivamente di essere violentata ogni 9 mesi e ogni volta che nasce il figlio che le venga strappato e portato via e il latte (a lui destinato) le venga tolto (con metodi piuttosto dolorosi) due volte al giorno? E quando diventa poco produttiva viene portata al macello? Questo è quello che succede alle mucche, alle capre, alle pecore e a tutte le femmine di mammifero;
Quale uomo resterebbe tranquillo e sereno dopo che gli sono stati tagliati i testicoli, strappati i denti (ovviamente senza anestesia perché costa troppo) ,tenuto assieme a suoi simili in spazi ristretti e fatto ingrassare per pochi mesi, caricato su un camion e portato in un posto dove sente l’odore del sangue ovunque e vede morire uno dopo l’altro i suoi fratelli davanti a lui, viene a malapena stordito e poi sgozzato e buttato nell’acqua bollente ,a volte ancora vivo ? Perché succede ai maiali prima che diventino quello che normalmente viene chiamato “prosciutto, mortadella, salsicce , ecc. ecc.”;
 ⦁ Quale bambino non subirebbe un trauma se fosse strappato dalla madre appena nato e ucciso a pochi mesi (se maschio) o seguire la sorte della madre (se femmina) cioè vedi punto 1? Perché questo è quello che succede a chi nasce agnello / vitello;
Quanti tra voi accetterebbero di passare la vita dentro delle gabbie ed essere uccisi in una camera a gas o con una scarica di energia elettrica che passa dall’ano per non farvi rovinare il pelo? E’ questo infatti il destino riservato agli animali “da pelliccia” (principalmente visoni ma anche cincillà) ;
Una gallina in media (a seconda della razza) vivrebbe in natura da 5 a 10 anni, alcune arrivano a 20. Negli allevamenti dopo circa un anno vengono macellate per scarsa produttività. Un coniglio “da carne” in natura può vivere fino a 7-8 anni, in un allevamento (anche amatoriale) vengono uccisi massimo a 120 giorni, come dire: altro che pensione……….
L’assenza di suoni emessi non significa mancanza di sofferenza: chi sarebbe contento di trovarsi la bocca bucata e messo in condizione di non respirare? Questa è la situazione in cui si trovano i pesci presi all’amo, così come quelli pescati con le reti o allevati alla fine muoiono tra indicibili sofferenze e accumulando generose quantità di metalli tossici, risultato dell’inquinamento indiscriminato e sempre più in aumento che viene riversato in mare ogni giorno.

Negli ultimi anni la gente fa più attenzione alla (propria) salute e sempre più persone si chiedono se quello (anzi CHI) che mangiano è sano, da dove arriva e di conseguenza comunicazioni come “negli allevamenti di suini e bovini adulti abbiamo ridotto l’uso di antibiotici fino a eliminarli negli ultimi 4 mesi” oppure “tutto il pesce di allevamento non ha subito trattamenti con antibiotici negli ultimi 6 mesi di vita”  (1) rappresentano un incentivo all’acquisto di questi “prodotti”. Quello che non viene pubblicizzato è che i suini magri per consumo diretto vengono macellati all’età di 5-7 mesi e un peso di 100-110 kg, i suini pesanti a un anno di età e un peso di 150-160 kg (2) mentre i bovini adulti oltre i 12 mesi ma non oltre i 24. (3)

E’ ovvio che questo approccio verso chi condivide il mondo con noi umani non è sostenibile da un punto di vista etico e ambientale ma neanche salutista, infatti il consumo di prodotti animali è collegato ad aumenti più o meno elevati di patologie invalidanti (infarti,ictus,diabete,osteoporosi,malattie neurodegenerative,obesità)fino a condurre ad una morte prematura. Le patologie cardiovascolari e l'obesità sono in diretta relazione con il consumo di cibi ricchi di grassi saturi (cibi di origine animale) che fanno depositare il colesterolo nelle arterie; è utile sapere  i cibi di origine vegetale sono poverissimi di grassi saturi. (4)

E’ altrettanto ovvio che gli allevamenti, in una civiltà che si professa moderna ed avanzata, non dovrebbero esistere; è doveroso tenere presente che quello che stanno subendo adesso gli animali non è molto diverso dall’olocausto subito dagli ebrei.
E’ una provocazione? Sicuramente si ma le similitudini sono troppe per non far scattare il dubbio: ad esempio cosa c’è di diverso tra le baracche dove erano tenuti prigionieri ebrei zingari omosessuali ecc. e i capannoni dove sono stipati polli e tacchini o le stalle piene di mucche? Esiste forse differenza tra viaggiare ammassati in un vagone del treno o in un camion?

1 https://www.e-coop.it/alleviamolasalute/pesce

2 http://www.rivistadiagraria.org/articoli/anno-2008/suini-tecnica-di-allevamento/

3 https://www.newsfood.com/classificazione-nazionale-dei-bovini-da-macello/

4 https://www.saicosamangi.info/salute/patologie-cibo-animale.html

venerdì 19 luglio 2019

C COME CIRCO

Ciao a tutti!
Condivido un bellissimo articolo di Gian, per fare luce su quello che si cela dietro i tendoni dei circhi con animali.



animali circo violenza diseducativo
animali circo violenza diseducativoAllevati in cattività, maltrattati, umiliati, sedati, costretti a vivere tutta la vita fuori dal loro habitat, …. Quella appena descritta è la vita degli animali usati nei circhi, quello che succede dietro le quinte quando si spengono le luci, quando la gente torna a casa e i bambini sono contenti per aver visto pinguini, foche, tigri, elefanti, leoni, ippopotami e molti altri animali esotici a pochi km da casa.
Nessuno che si ferma un attimo a pensare che forse un recinto in un parcheggio di una qualunque città italiana non assomiglia neanche lontanamente al polo sud che non basta prendere una gabbia e appoggiarla con il fondo sulla terra per far credere di essere nella savana?
Fin dalle scuole elementari ci hanno insegnato che l’uomo primitivo ha imparato a usare il fuoco per tenere distanti gli animali feroci ,cosa ci fa pensare che un leone o una tigre saltino volentieri dentro un cerchio di fuoco? Come si può credere che un cavallo o una zebra siano contenti di girare in cerchio ad alta velocità mentre vengono frustati? O che un elefante non soffra a stare su due zampe?



Ci sono due modi per addestrare un animale: con le buone o con le cattive maniere, usando il rinforzo positivo oppure picchiando l’animale. L’unica possibilità di costringere una tigre (ma anche un elefante o un leone) a fare qualcosa di innaturale e contro la sua volontà è quella di sedarla pesantemente e maltrattarla


animali circo violenza diseducativo (ad esempio potete vedere qui un'investigazione sotto copertura dell'associazione animalista essere animali https://www.essereanimali.org/2018/11/video-circhi-italiani/ )
Arrivati a questo punto dovrebbero esserci elementi sufficienti per non entrare più in un circo con gli animali.
In realtà c’è un ulteriore motivo, che tra l’altro non ha nulla a che fare con lo sfruttamento e la sofferenza: i circhi (tutti, anche quelli con animali) ricevono sostanziosi contributi dallo stato ogni anno ai sensi della legge 337 del 1968 come riportato sul sito della lav (ww.lav.it/aree-di-intervento) che riconosce alle imprese circensi “una funzione sociale”. Tale legge non è mai stata aggiornata per quanto riguarda l’uso degli animali e così, nonostante più del 70% degli italiani sia contrario al circo con animali (rilevazione eurispes), i circhi continuano a usufruire delle sovvenzioni pubbliche (nostri soldi !!!) erogate dal FUS (Fondo Unico dello Spettacolo)  (1)
Questi contributi sono sacrosanti per quanto riguarda l’arte circense, tanto di cappello a chi mantiene viva una tradizione millenaria come giocolieri, acrobati, trapezisti, clown, maghi ecc.  QUi (https://www.cirquedusoleil.com/bazzar) alcuni esempi

Quello che non mi sta per niente bene è continuare a pagare chi tortura animali, chi fa passare il messaggio che sono trattati bene e con rispetto, che lo fanno per far divertire adulti e soprattutto bambini.
La realtà è che gli animali vengono usati dai circensi per attirare la gente e giustificare in qualche modo le cifre che ricevono dallo stato ogni anno (secondo alcuni tra cui chi scrive non riuscendoci ma purtroppo, almeno per il momento, la realtà è diversa).

Ultimo (ma non certo per importanza) : secondo voi un animale trattato bene come dicono i circensi, che è contento di stare dove si trova e fare quello che fa, ucciderebbe appena può il suo aguzzino? Io dico di no...
https://www.greenme.it/informarsi/animali/tigre-uccide-domatore/

https://www.leggo.it/video/primopiano/choc_al_circo_la_tigre_sbrana_domatore_davanti_ai_bimbi-130660.html

https://www.ilmessaggero.it/video/primopiano/choc_al_circo_professoressa_entra_nella_gabbia_il_leone_l_attacca_e_le_salta_addosso-147565.html

https://video.corriere.it/leone-200-kg-attacca-domatore-lo-spettacolo-circo/813471dc-b7c5-11e6-a82f-f4dafb547583

https://www.nelcuore.org/?p=29867
"UE,CIRCHI :305 INCIDENTI IN 22 ANNI CON 608 ANIMALI COINVOLTI
animali circo violenza diseducativo


Concludo con una citazione di Albert Einstein "solo chi è abbastanza folle da credere di poter cambiare il mondo lo cambia davvero" : cambiare si può e si deve, per gli animali ma anche per l'uomo, per le generazioni presenti e quelle future, per l'ambiente.




lunedì 27 maggio 2019

CRISI E DECRESCITA

Ciao a tutti,
ogni tanto torno al mio blog, è come un rifugio sicuro per me.. Quel posto dove ti senti a casa e hai tutta la libertà che vuoi.
Vorrei impegnarmi a essere più costante per condividere le idee e le piccole scoperte che faccio con chi non le conosce ed essere cazziata :) e corretta da chi ne sà più di me.
Ci sono sempre mille cose da fare e ahimè il blog è sempre negli ultimi posti, quando avanza tempo insomma.
Io attualmente non lavoro (che è molto diverso dal non fare niente) però mi rendo sempre conto che le 24 ore sembrano non bastare mai... Chi la conosce la noia? Tra i miei pargoli da accudire, l'orto, l'autoproduzione sempre più completa,  commissioni varie ed eventuali le giornate sono davvero rìcche. Ma và bene così.
Oggi voglio parlare di un bel tema a cui mi stò avvicinando: c'è chi lo chiama minimalismo, c'è chi lo chiama semplicità volontaria, c'è chiama semplicemente risparmio. E' difficile riassumere in una parola.
Ma se fosse possibile non lavorare tutta la vita ed essere felici perchè alla fine si ha quel poco che occorre? Questo è quello di cui parla Francesco nel suo blog smetteredilavorare.it .
Cercando di riassumere il suo pensiero (e il suo percorso), afferma che bastano molti meno soldi di quello che ci fanno credere per arrivare a fine mese, che tutto il superfluo (se lo vogliamo) possiamo eliminarlo e  con un pò di ingegno e applicazione riuscire a fare entrare nel bilancio familiare quel poco denaro che occorre e lavorare meno, molto meno o addirittura trasformare una nostra passione in lavoro. Senza ritrovarsi a settanta anni con tanti problemi di salute e una pensione ridicola.
Ad esempio lui e la sua famiglia (sono in quattro) vivono con meno di 500 euro al mese attraverso il blog, il canale yt, la sua professione di scrittore e lo studio di registrazione che con i risparmi è riuscito ad avviare. Prima di arrivare a oggi afferma di aver lavorato e risparmiato il più possibile per più di una decina di anni.. Ma ora ha una sua casa, tante passioni avviate (su cui riesce a guadagnare) e cosa più importante una vita serena e felice, una vita libera.
 crisi decrescita felice smettere di lavorareDevo ammettere che all'inizio ero scettica su diversi punti dei suoi ragionamenti vi invito calorosamente ad ascoltarlo o leggerlo, è davvero difficile uscire dalle gabbie mentali con cui siamo stati cresciuti sulle cose che "bisogna" fare.. A volte la società si aspetta da noi un andamento obbligatorio... come corressimo su delle rotaie già segnate: nasci, vai a scuola, ti laurei , trovi lavoro, ti sposi, fai dei figli, lavori, lavori, lavori (avendo bisogno di aiuti per crescere i bambini, per pulire la casa, che ti organizzino le feste, che ti compilino i moduli, che cucinino per te ...perchè tu non ne hai il tempo), vai in pensione e puoi muori.  E' la vita che vogliamo? il nuovo smartphone, una cena stellata? una vacanza da sogno, un villa con piscina, ecc.. ne valgono la pena?
Con questo non voglio affatto dire che sia un percorso facile, ma a mio parere è una via che và provata.
Che senso ha guadagnare tanti soldi se poi non sei felice? Se li puoi spendere nei ritagli di tempo? Se la domenica sei già girato male perchè il lunedì ti rimetti nel traffico e vai in apnea fino a venerdì sera? Ovviamente per fortuna c'è anche tanta gente che è felice e appagata del proprio lavoro, ma onestamente la maggior parte no.
L'unica cosa che non condivido con Francesco al momento è la sua poca attenzione per l'etica nel rispetto animale, nel rispetto dei lavoratori (non è a mio avviso sufficiente optare per il prodotto che costa meno), nella conoscenza di materie prime di buona qualità (parlo per esempio di alimenti integri o integrali che dir si voglia, del tipo di agricoltura usata, nel supportare i produttori diretti del nostro cibo che si impegnano a darci prodotti di qualità). Non ne parla abbastanza.
Ognuno chiaramente sceglie quello che vuole e come lo vuole, per poi accettarne i risultati.
Trovo però sia molto importante sapere che ci sono soluzioni che non abbiamo considerato.
Tutto questo io lo ho accolto come un momento di riflessione, riflessione accurata e profonda sulle cose importanti e sull'impatto di ogni nostra azione.